Tempo fa io e Jaja decidemmo che con l'inizio del nuovo anno accademico ci saremmo iscritte in piscina per ovviare alla vita sedentaria; a lei però mancava l'occorrente, io invece, approfittando dell'occasione, decisi che avrei fatto qualche acquisto extra. Per motivi di studio abbiamo rimandato per settimane, ma alla fine siamo riuscite ad organizzarci.
L'isola felice nella quale avremmo speso i nostri soldini sarebbe stata la DECATHLON.
L'appuntamento infatti, concordato la sera prima (facendo tra l'altro le 02.00), era per le 08.30, ma non riuscendo ad uscire dal soffice e caldo involucro chiamato piumone, nel quale ci sentivamo tanto un ripieno di panzerotto, abbiamo rimandato di mezz'ora.
Bene! Alle 09.20 eravamo in stazione cercando un treno che portasse a Casamassima, alle 09.40 all'ufficio informazioni dopo un'estenuante ricerca presso le macchinette fast ticket delle ferrovie dello stato che includevano tutte le destinazioni (compresa Catania, FANCULO!!!) tranne che Casamassima. Una volta compreso che che il treno da prendere non era delle FS, ma della Sud-Est, e soprattutto da quale parte prenderlo, scopriamo che alla partenza mancava un'ora e mezza e non ci restava far altro che anticipare la spesa. Alle 11.35 eravamo in treno ignare della fermata alla quale saremmo scese.
Nonostante le prime avversità siamo giunte a Casamassima, sane e salve, ma è proprio qui che gli eventi hanno iniziato a complicarsi.
Eravamo fermamente convinte che saremmo arrivate all'auchan, e quindi ala decathlon, con un mezzo pubblico, e invece no, perchè un "simpatico" ferroviere ci ha indicato la strada da percorrere a piedi dopo averci abbondantemente prese per il culo. Le indicazioni erano le seguenti: "andate dritto per questa strada e giungerete in piazza, da lì girate a sinistra, poi proseguite, troverete una chiesa e girate a destra, poi in fondo, poi di nuovo a sinistra, ancora dritto e sarete giunte"! Osservando le nostre espressioni perplesse ci ha chiesto se volevamo un disegnino, ma noi eravamo sicure di avere tutto a mente, e mentre eravamo lì lì per andare via ci ferma e ci dice: "non preoccupatevi perchè Casamassima è piccola".
Iniziò così la nostra catastrofica avventura.
Dopo il primo vialone che non terminava più, fermiamo gentilmente una vecchietta alla quale abbiamo chiesto dove potessimo trovare la piazza principale, per poterci poi orientare. Dalle prime sue risposte pensavamo parlasse un dialetto stretto del posto, con quell'unico dente nero (come le buste della spazzatura che reggeva in mano) che la mia amica fissava intensamente. Dopo due secondi esatti ci dice che non era italiana esclamando qualcosa che sinceramente a distanza di ore non sappiamo riportarvi.
Proseguiamo e finalmente giungiamo in piazza; domanda: "ma ora da dove giriamo"? Ricordate che pensavamo di tenere tutto a mente? Ci sbagliavamo. La disperazione iniziava a sopraggiungere quando notiamo la caserma della polizia municipale, chi meglio di loro poteva fornirci delle corrette indicazioni!?! Entriamo e chiediamo ad una donna: "scusi, ma per l'auchan dobbiamo girare a destra o a sinistra della piazza"? E lei ci risponde:"dove avete parcheggiato l'auto"? E noi:"veramente siamo a piedi"! E lei guardandoci inebetita e impietosita della nostra situazione ci offre un passaggio spiegandoci che non era impossibile giungere all'auchan a piedi ma addirittura pericoloso a causa di un ponte privo di zona pedonale, del quale il simpatico ferroviere non aveva fatto cenno.
Dopotutto però noi eravamo arrivate.
Avendo appreso sempre da quel simpatico ferroviere che solo due corse al giorno percorrevano la linea auchan-stazione, e che quindi dovevamo attendere ben cinque ore, entriamo per chiedere informazioni nella speranza che così non fosse, e invece il tabaccaio ci conferma tutto. Avendo pertanto tutto quel tempo a disposizione ci rechiamo alla decathlon per comprare quel benedetto (maledetto) costume, con gli occhi lucidi non solo per la tramontana che batteva contrariamente a noi, ma anche per la gran voglia di piangere che avevamo. Nel frattempo che Jaja faceva la prova costumi (uno solo) io mobilitavo Marù affinchè nel web reperisse qualche numero di telefono attraverso il quale accertarsi della presenza del famigerato autobus. Ma niente, tutti a casa a mangiare, tranne noi. Non convinte siamo tornate dal tabaccaio, e lì abbiamo appreso che effettivamente esisteva una navetta che conduceva direttamente a Bari. Il problema però è che pur attenendoci agli orari previsti di questa nemmeno l'ombra. Abbiamo provato a chiedere ingenuamente alla gente che si recava presso le proprie auto se per caso conoscevano un modo per tornare alla stazione, nella speranza che ci offrissero un passaggio per attraversare quel maledetto ponte, ma niente, nessun'altra anima pia. Tra le varie corse dall'ingresso dell'auchan (per ripararci dal vento) alla fermata, forse immaginando di vedere addirittura gli autobus, abbiamo intravisto un taxi dal quale ci siamo precipitate per farci accompagnare alla stazione, ma anche quel tentativo è stato vano, primo perchè aveva già dei passeggeri, secondo avrebbe effettuato una corsa extra fuori dal comune di Bari. Così mentre bisbiglivamo davanti a codesto taxita di chiamarne un altro, divertito ci dice: "ragazze, è inutile a Casamassima non ci sono taxi"! A testa china torniamo dunque nell'ingresso, tra le porte scorrevoli dove vedevamo uscire ed entrare bambini tutti belli coperti e felici di essere in compagnia dei loro genitori, mentre noi eravamo sole a patire il freddo.
Il delirio era vicino, davvero vicino, finchè... per la disperazione abbiamo fatto accostare un vigilante dell'antincendio che amorevolmente ci ha accompagnate oltre il pericolosissimo ponte. L'unico disagio è che in macchina c'era un unico posto disponbile, quello accanto al suo, cosicchè Jaja si è dovuta sedere sopra di me, sporgedosi per metà fuori dal finestrino, tendendosi inconsapevolmente al filo della sirena che stava per distruggere.
Un pò rincuorate abbiamo ritrovato le energie e attraversato tutto il paese a piedi (dovete sapere che la stazione e l'auchan di casamassima si trovano ai due poli opposti, ma ovviamente eravamo ignare anche di ciò prima di avventurarci) per giungere in stazione e prendere il treno che ci ha riportate a Bari. Alle 17.00 finalmente a casa, dinnanzi ad un piatto caldo dopo una mezza giornata trascorsa ai 10°C di un rigido inverno alle porte.
Tutto questo per risparmiare su un costume!!!
Finalmente è giunta un pò di tranquillità dopo mesi gremiti di ansia e trambusto causati da eventi inaspettati e da situazioni che non sono riuscita a tenere a bada come avrei invece potuto, ma ancora una volta posso dire di avercela fatta con la sola forza di voler riuscire senza dover chiedere aiuto a nessuno, con la soddisfazione di ricevere le gratificazioni annesse e connesse da chi si è accorto della determinazione e dell'imperturbabilità (tutta apparente) con cui ho portato a buon fine quello che avrebbe potuto causare non pochi disagi a me e a chi mi stava accanto.
Come sempre però ciò che ne va di mezzo non è solo la mia incolumità mentale (che ho già messo a dura prova tante volte) perchè fermo restando sono di carne e cuore pure io, ma le mie ambizioni, i miei sogni da realizzare e quant'altro; infatti la frase del post precedente diventerà una sorta di icona di riferimento con tanto di nota ironica e sarcastica affinchè io per prima, e chi vuole accodarsi dopo, possa ricordare di dover diventare manager di me stessa e non degli altri, e che il mondo, per quanto vorrei cambiarlo, non avrà una svolta se gli "altri" continuano a strafottersene di tutto quanto viene dato loro senza la pretesa di dover ricambiare. Se difatti penso a quanto capita nel mio intimo quotidianamente posso allora comprendere perchè il mondo va a rotoli: non sono l'unica a cui sta a cuore la serenità d'animo degli altri, esistono tanti altri poveri deficienti che se la prendendono sistematicamente a quel posto a causa della meschinità, volontaria o involontaria (confido nella seconda), degli altri.
Ecco quindi: "sii altruista, rispetta l'egoismo degli altri"!Qualcuno potrebbe dire: "fa comodo addossare la colpa agli altri"; ma infatti accuso me stessa di dedicarmi più al benessere dei medesimi che al mio, perdendo di vista la terra promessa, la mia realizzazione personale.
In questi giorni più di altri tirando le somme sto prendendo coscienza di quanto tempo abbia "sprecato" nel tentativo di rendere gioiosi gli altri per ottenere un benessere riflesso: pessima idea!
Forse dedicarsi agli altri è un modo diverso per non pensare a se stessi; non curarsi di se inconsciamente o consapevolmente?
A questa domanda non so rispondere o forse non voglio. Quello che so con sicurezza è che da una ventina di giorni mi sveglio la mattina e guardo ciò che mi circonda con occhi diversi. E' la cosa più triste rendersi conto di quanto tu abbia idealizzato determinate persone al punto da considerarle un riferimento costante, un prototipo da cui prendere spunto per migliorarsi, e accorgersi che in realtà non sono altro che il frutto della tua immaginazione, e che infondo non sono poi tanto migliori di te, se non per il fatto che hanno capito di dover schierarsi dalla parte degli egoisti e prendersi dalla vita ciò che più è consono per la loro routine. Ormai la prendo con filosofia e non biasimo più nulla... non mi meraviglio di niente!
Con Marù una sera, da perfette ubriache, abbiamo messo nero su bianco qualche riga di carattere esistenzialistico, ce la contendevamo io sartriana e lei nietzschiana, ma il risultato è stato unanime: "prendi quello che vuoi, e fai quello che puoi"!!! La filosofia non si smentisce mai, e se ci aggiungi l'alcool ottieni un mix di verità e delusioni che prendono corpo nelle parole.


la mia famiglia
il mio ragazzo JP
la mia vita
i miei amici
l'offshore
il mare e la mia barca
la natura e gli animali
la focaccia barese
lo yogurt e il limone
il rum e la vodka
creme per il corpo
profumi
disegnare e dipingere
il karate e il nuoto
passeggiare
gli accesori da cancelleria
le penne colorate ma non profumate

gli intolleranti
gli orgogliosi
i religiosi convinti
i fascisti
i paraculi
gli indifferenti agli eventi che meriterebbero attenzioni
gli ineducati
l'egoismo
la falsità
i vigliacchi
la presunzione la superbia
la mia coinquilina scassapalle