Diventare silenziosi è specchiarsi nello specchio della parola!
Un silenzio dissimulato che tradisce il fatto stesso che bisogna tacere, nel quale l'altro non è soggetto passivo, ma interlocutore capace di relazioni autentiche.
Nel silenzio si fa tesoro della parola, e il nostro silenzio esprime
quanto di esso ne facciamo tesoro.
Il silenzio è esperienza con se stessi.
La capacità di mostrare a noi stessi lati,
sensazioni e angolazioni ad altri sconosciute.
"Mettete in pratica la parola e non vi accontentate di ascoltarla,
ingannando voi stessi con falsi ragionamenti.
Poichè, se qualcuno ascolta la parola e non la mette in pratica,
è simile a un uomo che considera in uno specchio il suo volto naturale e che,
dopo essersi guardato, se ne va e dimentica subito come è.
Ma chi avrà affondato il suo sguardo nella legge perfetta, la legge della libertà e l'avrà contemplata con perseveranza, troverà la sua felicità
nell'osservazione di se stesso."
Guardarsi allo specchio rappresenta la capacità di farsi coinvolgere dal silenzio.
Il silenzio è strumento e linguaggio che ci permette di metterci in ascolto e in comunicazione con noi stessi.
Il silenzio è anche il tempo della consapevolezza dei propri limiti,
nonchè di quelli dell'operare della ragione che non può pretendere di spiegare tutto.
Il silenzio è il tempo della scelta.
Il silenzio qui non è nè vergogna, nè incapacità di parola,
ma: umiltà, rispetto, sofferenza e coraggio.
Chi impara il silenzio, impara ad ascoltare la parola.
Il vero silenzio si dissimula sotto una conversazione brillante e piena di talento.
Ma essendo la nostra la cultura del parlare, del parlare tanto per parlare, quindi del chiacchierare, si ha paura di rimanere in silenzio, perchè esso ci pone d'innanzi a noi stessi, con il timore di scoprire le nostre fragilità.
Il silenzio ci impone di pensare, di scoprirci e di capire ciò che siamo e cosa vorremmo da noi stessi.
Allora succede che il dire si perde nel parlare tanto per parlare, privandoci della possibilità di ascoltare quello che la non-parola ha da dirci.
L'aspetto autentico del linguaggio emerge nel momento in cui accogliamo il dire come evento che ci offre la condizione di porci in rapporto con le cose, con i fatti e con gli altri ascoltando ciò che il dire ha da dirci.
La presunzione ci induce però a credere di essere possessori del nostro dire, e non custodi dell'essenza del nostro essere, che comporta un velamento e svelamento che configurano la verità come evento.
Ore 13.00 appuntamento al ristorante con tutti gli invitati per questa grande festa a sorpresa a zio per i suoi 70 anni... che tanto per cambiare è arrivato con mezz'ora di ritardo, ma va bene, era il festeggiato... oggi se lo poteva permettere. Trenta minuti di fuoco tra me e quella rompi coglioni di mia cugina, l'organizzatrice di questa "allegra" giornata, perchè mi aveva posizionata tra due donne che l'ultima volta che mi avevano vista portavo il panno, e siccome l'ho tolto presto, a due anni circa.. fate voi!
Volevo stare accanto a mio fratello per il taglia-taglia inevitabile in queste riunioni di famiglia, per ridere e sparlare di quanto i miei cari parenti cambino opinione (politica) facilmente, proprio come una bandiera al vento.. incredibili, solo loro sanno con che faccia! E invece no, gli dovevo per forza stare di fronte, perchè i posti assegnati erano stati studiati appositamente per dare la possibilità alla gente che non si vedeva da almeno 10 anni di spettegolare a loro volta su tutti i fattarelli che si erano persi l'uno dell'altro... E vabbè, JF zitta e non rovinare la festa a zio.
Arriva finalmente: applauso generale e tutti a tavola per gustare le prelibatezze locali... ma porca paletta perchè sono nata in una città di mare??? JF, continua a stare zitta e pensa ai bimbi che non si possono permettere nemmeno il pane. Perfetto, cosa resta da fare? Berci su, ovvio!!! E così è stato... scendeva benissimo con l'antipasto, i tre primi, e i secondi che si son riportati in cucina per metà, a differenza del mio bicchiere che era sempre vuoto. Tutto sommato le ultra sessantenni che avevo accanto non erano così male, più 'mbriacone di me, e quindi mica era colpa mia se la bottiglia la sostituivano ogni mezz'ora, e tenendo conto che mi sn alzata da tavola alle 18.00, beh diciamo che... sono arrivata cotta e biscottata a casa.. meglio così altrimenti non sarebbe mai trascorsa questa giornata, tra chi parlava di lavoro, chi inevitabilmente di politica, chi di sport (e per fortuna) e chi mi stressava la centralina del cervello con le solite domande del piffero: beh a quando la laurea? ahhh, filosofia?? ti messaggi col ragazzo? (magari a rispondere: no con la morosa perchè sono omosessuale "come tuo cugino Niky Vendola")? e dopo la laurea che farai? e dove te ne andrai questa volta? maròòòòòòòò... bastaaaaaa... volevo urlare sino a far esplodere la testa di tutti, come una delle tipiche scene di Ally Mc Bill... Io non parlo di me (almeno non più!) ma ancora non vogliono capirlo! L'unica nota positiva in tutto questo è stata la signora che avevo alla mia destra, una perfetta romana de roma adorabile che arrivata al limite pure lei col vino ha dato il meglio di se, tirandomi battutacce pungenti e sarcastiche una dopo l'altra.. vabbè, scusate ero sotto l'effetto dell'alcool! La torta... peccato che non mi sono ricordata di portarmi la macchina fotografica.
A due livelli circolari, su quello di sotto tutte intorno le 70 candeline e su quello superiore sempre in maniera circolare 3-4 foto di zio, rese ostia, da quando era piccolo sino ad oggi, al centro invece una piccola piscina con due pupazzetti in costume posizionati sul cubo, poi il pallone da calcio e un fichietto che riassumono la sua carriera sportiva, ovviamente da allenatore, e arbitro. E insieme alla torta non poteva mancare un ottimo prosecco... E l'amaro??? Nada, peccato...
L'importante però è che anche questa è andata!!!
Il mondo è iniquità: se lo accetti sei complice, se lo cambi sei carnefice...
(Sartre)
La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.
(Nietzsche)

"La marcia non violenta" si è trasformata in un corteo blindato. Negli ultimi giorni la situazione si è aggravata e la polizia ha sparato sulla folla causando già 9 morti, fra cui un fotografo giapponese e un giornalista tedesco.
Il nostro è un gesto simbolico per manifestare solidarietà nei confronti di una popolazione vessata da una dittatura fortemente repressiva in cui interessi economici e politici hanno il sopravvento sui diritti umani. Blogosfere invita la Rete e i blog ad unirsi per fermare azioni estreme e violente nei confronti della popolazione civile e dei reporter, che hanno il diritto di fare
informazione senza mettere in gioco la propria vita."
Anche io, personalmente, mi unisco a questa campagna.
Dalla rete poi arriva un'altra proposta, che non posso non rilanciare "in sostegno dei nostri amici della Birmania, incredibilmente coraggiosi"...
"oggi venerdì 28 settembre" indossiamo una maglia rossa. Chiunque legga questo messaggio lo trasmetta a quante più persone sensibili a questo gravissimo problema gli sarà possibile. GRAZIE DI CUORE".
La storia e l'evoluzione del karate sono molto complesse. L'analisi della storia dell'isola di Okinawa permette di comprendere come l'influenza cinese abbia formato quest'arte e come poi si sia sviluppata sotto la denominazione giapponese.
L'arte marziale di Okinawa si è sviluppata come un'arte tenuta segreta, che per lungo tempo è stata il privilegio dei nobili prima di diffondersi ad altri strati della società, pur restando appannaggio di un numero ristretto di persone.
Nel secolo XV il re di Ryu-kyu, dopo aver elevato al rango di nobili gli antichi capi locali, proibisce di portare armi.
Dopo aver invaso il paese, nel secolo XVII, i signori giapponesi di Satsuma mantennero l'interdizione delle armi istituita dal re di Ryu-kyu un secolo e mezzo prima e giunsero a stabilire saldamente il loro dominio sull'isola. Integrato nel regime feudale giapponese, il sistema gerarchico di Ryu-kyu diventò più rigido. Venne stabilita una gerarchia interna che si diversificherà ancora in seguito: nobiltà in tre gradi, vassalli in due gradi, contadini in due gradi. L'arte del combattimento a mano nuda praticata dalla nobiltà sembra aver avuto più che altro il senso di una manifestazione simbolica del suo rango. Tuttavia, nel corso dei secoli XVII e XVIII, i vassalli si impoverirono e una parte di questi si orientò poco a poco verso l'artigianato o il commercio, e infine verso l'agricoltura, per sopravvivere. Si manifestò una mobilità sociale tra la classe dei vassalli e quella dei contadini, malgrado la gerarchia complessa e rigida esistente a Ryu-kyu. Possiamo pensare che, con questa mobilità sociale, l'arte dei nobili a poco a poco abbia penetrato gli altri strati sociali; lo testimonierebbe la comparsa di termini come "mano (te) dei vassalli", "mano degli artigiani", "mano dei contadini", avendo il termine "mano" (te) il significato di arte o di tecnica.
In giapponese il termine bushi designava colui che apparteneva all'ordine dei guerrieri (samurai). A Okinawa, dove la struttura sociale era diversa questo termine assunse il significato di adepto di te, qualunque fosse la propria appartenenza di classe; di qui un certo numero di significati erronei nell'interpretazione dello status sociale degli adepti. Il termine shizoku designa in giapponese l'ordine dei guerrieri. Quando però si dice che maestri di karate come G. Funakoshi, A. Itosu, S.B. Matsumura ecc... appartenevano allo shizoku, il senso e differente. In effetti a Okinawa, dove non esisteva un equivalente dell'ordine dei guerrieri giapponese, la cultura dell'ordine più alto, la nobiltà, era diversa; e il termine shizoku, introdotto dopo il secolo XVII, designava l'ordine dei vassalli intermedi tra i nobili e i contadini. Poco per volta si formarono nei vari strati sociali delle reti di trasmissione esoterica dell'arte marziale. Questo dipendeva da una parte dal fatto che, da lunga data, quest'arte marziale veniva praticata segretamente nella cerchia ristretta dei nobili, dove era concepita come il segno di un privilegio, e dall'altra dal fatto che la dominazione di Satsuma controllava l'armamento della popolazione.
Ore 20.50 di ieri sera: decido che quella che avevo in mano sarebbe stata l'ultima sigaretta, non della serata... che non ne avrei più toccata una!
Ore 21.15 mi arriva tale sms:
"Questa è l'ultima volta che ti chiamavo...
non so cosa ti è successo,
ma la cosa più spiacevole è che tu sia sparita così!
Ci siamo sempre raccontati tutto e avrei gradito anche
in questa circostanza una spiegazione...
saresti almeno stata corretta!
Io più che chiamarti 1000 volte non posso fare.
Hai deluso alla grande"!
Allora lo rileggo e penso che ci vorrebbe una canna e che sarebbe anche l'ora di abbandonare il filone esistenzialistico che mi ha guidata per otto lunghissimi anni, dalla scoperta di Soren sino a Jean-Paul, e darmi a Nietzsche e al suo nichilismo per togliermi dalla testa che quello spiraglio di luce è pura illusione, che in realtà è tutto proprio come appare, e non c'è nulla di buono da intravedere.
Ho riletto infinite volte quel messaggio non tanto per soffermarmi sulle parole che in un altro momento mi avrebbero ferita, quanto per il motivo che non mi capacitavo del senso di indifferenza totale che provavo... Quando a 16 anni ti ritrovi a barcollare in quel baratro chiamato inferno la cui ancora di salvataggio per intravedere il paradiso è l'alcool, quando nuoti sempre contro corrente avvistando da lontano la terra ferma ma sei così stremato per raggiungerla e baciarla, e vivi esperienze da trentenne quando invece dovresti pensare a tutt'altro, queste minchiate ti scivolano addosso mentre sorridi della superficialità con cui gli altri pretendono di impostare i rapporti... legami insignificanti tenuti in piedi dall'abitudine che ti strazia e ti corrode l'anima privandoti della capacità di riuscire a stare solo con te stesso... E forse è questo uno dei motivi per cui il mittente di tale messaggio si è scagliato contro di me inondandomi di messaggi patetici, credendo di suscitarmi una qualche reazione al fine di ricevere delle scuse per errori che non ho commesso. Avevo cortesemente chiesto di non fare affidamento su di me per un po’, perché non potevo darle la mia solita attenzione, insomma di non attaccarsi alla centralina del mio cervello come sempre, perché avevo necessità e priorità che non portavano il suo nome. E così ieri sera quintali di parole pesanti mi hanno occupato la memoria del cellulare.. Solo quella però, il resto è già nel dimenticatoio! Dopo dieci anni in cui non ho mai negato la mia presenza, il mio affetto, il mio consiglio, il mio appoggio, i miei sorrisi, anche quando avevo solo bisogno di riceverli, sentirsi dire “MI HAI DELUSO ALLA GRANDE” segna solo un punto di rottura e di non ritorno, quindi al diavolo Nietzsche.. non sono la cretinetta di turno che mandi a cagare nel momento in cui il mio NO non asseconda le tue necessità! Puoi continuare ad essere vittima per tutto il tempo che vorrai e addossarmi tutte le colpe che vuoi, a criticarmi, e offendermi, ma di sicuro io non voglio più far parte della tua vita, e l’unica mancanza la avvertirai te, perché nessuno sarà in grado di sopportarti col caratteraccio che ti ritrovi.. e lo so già che tornerai strisciando, ma sono davvero stanca della gente come te!!! Dalla vita non hai capito un tubo.... non è rosa e fiori, non è come quella della mulino bianco, la mia vita non sei tu! Il tuo comportamento è indignoso degno di quello che sei... Era l'ultima sigaretta ma anche l'ultima volta che ti sentivo... adieu et bon vie!!!
"La rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell'Occidente, dell'Europa". Papa Benedetto XVI ha lanciato il suo monito celebrando la messa davanti a circa trentamila persone nel santuario di Mariazell, nella Stiria in Austria. Un'omelia per ricordare che per i cristiani ritenere Gesù "l'unico mediatore della salvezza" "non significa disprezzo delle altre religioni nè assolutizzazione superba del nostro pensiero". 

la mia famiglia
il mio ragazzo JP
la mia vita
i miei amici
l'offshore
il mare e la mia barca
la natura e gli animali
la focaccia barese
lo yogurt e il limone
il rum e la vodka
creme per il corpo
profumi
disegnare e dipingere
il karate e il nuoto
passeggiare
gli accesori da cancelleria
le penne colorate ma non profumate

gli intolleranti
gli orgogliosi
i religiosi convinti
i fascisti
i paraculi
gli indifferenti agli eventi che meriterebbero attenzioni
gli ineducati
l'egoismo
la falsità
i vigliacchi
la presunzione la superbia
la mia coinquilina scassapalle